servi del pubblico
No, questi sono soltanto problemi alla moda. Possono essere 'servi'
del pubblico anche coloro che usano girare un film tenendo la camera
ferma, immobile, come vorrebbero certi teorici. Penso che i movimenti
della camera vengano da qualcosa di molto incoscio dentro di noi, che
non appartiene alla sfera razionale, di scelte consce, anche se non
sembra.In realta' essi provengono da qualcosa dentro, da un tipo di
angoscia che esiste, che e' espressa nei movimenti della camera, una
sorta di impazienza, di inquietudine.
un
certo equilibrio da raggiungere
No, io progetto in anticipo soltanto la storia e il dialogo. C'e' un
certo equilibrio da raggiungere. Il copione appartiene alla mia sfera
razionale piu' del movimento della camera. Ma sono entrambi, cosciamente
o no, espressioni d'un compromesso con la produzione e la distribuzione.
Spesso il compromesso non avviene al livello della coscienza. Il livello
conscio e' nella scelta del soggetto, degli attori, della sceneggiatura,
della scenografia. Il livello incoscio, irrazionale se preferisce appartiene
al girare, e viene rappresentato da quello che si puo' chiamare stile
figurativo. Tutti e due, pero', sono condizionati da elementi oggettivi.
Se io ho quattro, o cinque, o sei giorni per girare la scena, o se ne
ho soltanto uno ecco, questo e' un fattore oggettivo che mi condiziona.
innanzi
tutto cos'e' la realta'
E' una domanda difficile, perche' coinvolge tante questioni filosofiche.
Innanzi tutto cos'e' la realta'. Poi che cos'e' la percezione. Ognuno
di noi ha la sua realta'. In ogni modo e' molto complicato. Io personalmente
ritengo che la realta' apparente debba essere interpretata, anzi de-banalizata.
La realta' apparente dev' essere presa a simbolo di qulacosa che c'e'
dietro. Noi non conosciamo la natura molto bene. Possiamo stabilire
una cosa anche da noi stessi, senza l'aiuto d'un filosofo o d'un veggente.
Una cosa che viene dall'esperienza, non solo culturale, ma quotidiana,
viva, dal vivo. E tutto quello che e' fuori di noi e' dentro di noi;
il traffico, il silenzio, la campagna, la citta' i poveri, i ricchi,
i grandi magazzini, i negozi di moda. E queste cose devono avere un
rapporto tra loro e trovare espressione in un film. Penso molto a questo
nello scrivere una storia e nel creare delle immagini.
l'attore
nella nostra cultura
Penso che l'attore sia una figura molto importante nella cultura occidentale,
in tutta la nostra cultura. Anche perche' credo che la nostra cultura
e' basata su una scissione dentro di noi, che e' molto importante, poiche'
stiamo uscendo da una struttura integralista, ossia autistica. Dentro
di noi c'e' la possibilita' di avere molti 'io'. Cioe', dentro di noi
c'e' un processo di scissione che non finisce in follia se puo' essere
controllato, dominato e perfino usato per vivere.Schizofrenico in senso
attivo. In un certo senso, la coerenza e' una parola che si da' ad uno
stato di follia. L'incoerenza ad uno stato di normalita'. L'attore e'
una proiezione di noi stessi ed il pubblico e' una proiezione dell'attore.
Se accetti questo principio come punto di partenza puoi capire tante
altre cose della societa'. Se parti dal principio che la societa' e'
un teatro, principio molto elementare, cosi elementare da sembrar banale,
ma che e' vero. Allora ti spieghi il perche' dei ruoli sociali, e come
alcuni ruoli siano piu significativi di altri e come la massa si identifichi
nei ruoli del potere e cosi via.
l'arte
come manipolazione
No, non ho paura di sembrare troppo autoritario.Non sono calvinista.L'arte
e' senz'altro manipolazione.Che faceva Rembrandt? Delle grandi manipolazioni.Amo
i grandi manipolatori. Amo Stroheim molto di piu che Flaherty. Mi piace
Stroheim e non mi piace Flaherty. Non mi piacciono i documentari. Mi
fanno ridere. C'e' il massimo della manipolazione, perche' fingono di
documentare quello che non e' documentarbile.